sabato 21 dicembre 2024

Il 'Panettone di Bengodi' una creazione artigianale in onore di Giovanni Boccaccio

 



 

 Un prodotto che coniuga invenzione, tradizione e creatività attraverso la bravura del maestro di arte bianca Pasquale La Rossa. All'interno delle mura del Forno Moderno, a Certaldo, è stata presentata la nuova creazione enogastronomica del maestro di arte bianca Pasquale La Rossa: il 'Panettone Bengodi'. Il panettone prende il nome dal meraviglioso borgo di Bengodi, descritto nell'ottava giornata del Decameron, nella novella 'Calandrino e l’elitropia' come: "Una contrada nella quale si legano le vigne con le salsicce e avevavisi un’oca a denaio e un papero giunta; e eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciola d’acqua." Il nuovo prodotto culinario, sapientemente realizzato da Pasquale La Rossa, non è soltanto uno squisito dolce artigianale in onore di Giovanni Boccaccio, ma è un progetto più ampio che unisce la tradizione dolciaria, la cultura, la tradizione letteraria e i prodotti locali, in una celebrazione a 360 gradi di Certaldo e dei frutti della sua terra. “Da sempre siamo impegnati a produrre prodotti genuini – dichiara La Rossa – e nel diffondere la cultura del pane nelle scuole attraverso progetti didattici e formativi, con particolare attenzione alla tradizione, all’innovazione tecnologica e alle sfide future nel settore agroalimentare. Per questo il panettone che è stato realizzato è identificativo del nostro territorio”. 

 Il Panettone di Bengodi è stato realizzato esclusivamente con materie prime fresche e selezionate, attraverso un processo che prevede lunghe lievitazioni naturali di oltre 30 ore, ed è completato con un'accurata ed esperta manualità dal maestro La Rossa. "Abbiamo sempre avuto a cuore i progetti territoriali. Certaldo è un borgo importante ed è il paese natale di Boccaccio. Quest’anno, in vista delle celebrazioni dei 650 anni dalla morte del poeta, abbiamo creato il Panettone di Bengodi – afferma Silvia Giglioli, Sales Manager del Forno Moderno - all’interno del panettone, l’uvetta viene macerata nella Vernaccia DOCG di San Gimignano e non sono previsti altri canditi. La copertura è realizzata con una glassa alla mandorla, con mandorle sia intere che filettate." Ad accompagnare questo panettone dall’impasto soffice e profumato, all’interno della confezione sarà presente una crema spalmabile, che contiene Vernaccia, e una cartolina con un QR code che rimanda alla novella. Ma le sorprese non finiscono qui: scansionando il QR code sarà possibile non solo leggere interamente la storia di Calandrino e di Bengodi, ma prossimamente anche ascoltarla, immergendosi attraverso i sensi dell'udito e del palato nella straordinaria opera letteraria di Boccaccio. Tra i progetti creati da Pasquale La Rossa  per rendere omaggio a Certaldo ricordiamo “Il pane del Boccaccio” che viene realizzato utilizzando varietà di grani antichi macinate a pietra dove l’ingrediente principale è la cipolla di Certaldo, dal gusto leggero e delicato, oppure i “Biscotti di Certaldo”, dolcetti con immagini simbolo della città come Giovanni Boccaccio, Palazzo Pretorio, la cipolla.  


 "Il panettone è un prodotto che è abbastanza particolare: nasce come un prodotto locale, ma la sua diffusione a livello nazionale è stata merito della produzione industriale – afferma Giovanni Campatelli, Sindaco di Certaldo - Oggi assistiamo a un’inversione culturale, da una produzione commerciale su larga scala a una produzione artigianale. Nel patrimonio culturale di Certaldo c'è anche la tradizione enogastronomica, rappresentata da Pasquale La Rossa e dalla sua bravura. In questa iniziativa c’è la confluenza dei valori della tradizione culinaria e della cultura letteraria." Il progetto Panettone di Bengodi sarà supportato dall'ente internazionale AtLiTeG, l'Atlante della lingua e dei testi della cultura gastronomica italiana dall’età medievale all’Unità, che si propone di ricostruire la geografia e la storia dei testi e della lingua italiana del cibo, dal Medioevo all’Unità. Tramite il contributo di AtLiTeG sarà possibile fornire a ogni cliente che acquisterà il Panettone di Bengodi informazioni precise e dettagliate sulla storia e sull'origine di termini come panettone e sulla storia della sua origine. Ad affiancare l'opera culinaria e culturale è presente anche l'Ente Nazionale Giovanni Boccaccio. "Nel nostro statuto è scritto che il nostro istituto, oltre ad occuparsi della ricerca scientifica e della promozione della figura di Boccaccio, ha anche lo scopo di valorizzare Certaldo e il suo territorio – afferma la professoressa Giovanna Frosini, presidente dell’Ente. – Questo nostro obiettivo può essere perseguito anche attraverso iniziative come questa. È un'iniziativa, quella del Panettone di Bengodi, piena di creatività, con un forte spessore identitario e culturale, che comunica visivamente e materialmente l'immagine di Boccaccio con un prodotto che coniuga invenzione e tradizione."   


Fabrizio Del Bimbo 

mercoledì 18 dicembre 2024

Si riaccende in vista del Natale il Ceppo tradizionale di Firenze

 

Iniziativa della Venerabile Compagnia dei Quochi il pomeriggio di venerdì 20 dicembre in via Calzaioli in collaborazione con CNA




Un ritorno alla tradizione natalizia dimenticata. La Venerabile Compagnia dei Quochi torna ad accendere il Ceppo di Natale, con l’obiettivo di riproporre ai fiorentini una tradizione che affonda le sue radici nel passato e decorava le case rallegrando i bambini prima ancora che si diffondesse l’uso dell’abete.


Il Ceppo, che consiste di fatto in una piramide di legno, realizzato da Giovanni Mazzi da Valeggio sul Mincio con la supervisione di Angelo Mazzi, sarà collocato sulla scalinata della chiesa di San Carlo dei Lombardi in via Calzaioli e alle 17.30 di venerdì 20 si accenderanno le candele destinate ad illuminarlo alla presenza dei soci della Venerabile e delle autorità invitate. Ceppo che resterà esposto per tutte le feste natalizie.


I ripiani del Ceppo saranno vestiti a festa con doni, luci e una immancabile capannuccia grazie ad alcune collaborazioni, come quelle di CNA Firenze e Pasticceria Sieni che inoltre distribuiranno a tutti i presenti dolcezze natalizie, Macelleria Soderi, Lorenzo Mangani.


All’accensione oltre ai membri della Venerabile, con Luciano Artusi che racconterà la storia del Ceppo, saranno presenti il presidente di CNA Firenze Metropolitana Giacomo Cioni e il presidente di CNA Città di Firenze Luca Tonini.


 


IL CEPPO FIORENTINO


La parola “ceppo” è utilizzata dai fiorentini con diversi significati: addirittura anche quale sinonimo del Santo Natale. Ma quello che interessava i bambini fino al secolo scorso era il Ceppo porta dolci e porta regali, cioè quella piccola piramide di legno sulla quale i doni venivano collocati proprio per loro.


Una volta, la sera della solenne festa cristiana più popolarmente sentita, molte famiglie si raccoglievano intorno al canto del fuoco a riscaldarsi allo scoppiettare del ceppo che ardeva nel camino, in attesa della mezzanotte, ora fatidica per scambiarsi i rituali auguri e poi andare tutti alla tradizionale messa. Ma prima di quell’ora i ragazzi venivano allontanati per pochi minuti dal camino per poter consentire ai genitori, parenti e amici, di addobbare il Ceppo e apporvi i regali.


Il Ceppo di Natale aveva la forma di una piramide allungata con base triangolare o quadrata, a tre o quattro ripiani, ornato di pine dorate, ramoscelli d’abete, fiori di carta colorata e candeline. Sui piani superiori si trovavano i regali desiderati, insieme a dolcetti e frutta, mentre in quello più basso troneggiava un piccolo presepe, che per noi è sempre stato la capannuccia.          


Il nostro Ceppo di Natale è scomparso dall’uso comune nel Novecento sostituito dall’attuale abete di origine nordica, che ha preso il sopravvento.


Fabrizio Del Bimbo 

lunedì 16 dicembre 2024

Plant Protein di Bjorg. La scelta perfetta per il "dopo allenamento" e non




Plant Protein Plant è la prima bevanda vegetale proteica in Italia nella confezione da 3 pack da 250 ml, ideale per l’on-the-go. 


Bjorg, brand leader nella produzione degli alimenti biologici, ha lanciato i nuovi Plant Protein bevanda al 100% biologica e vegana interamente prodotta in Italia. 


Il suo alto contenuto proteico, 15 g di proteine per singolo pack, e il ridotto contenuto di zuccheri e grassi saturi, sono alleati preziosi per una carica di benessere. I due gusti golosi, cioccolato e vaniglia, sono ideali per recuperare le energie dopo un allenamento o le fatiche quotidiane. 


La pratica confezione da 3 pack è la scelta migliore per chi è attento alla convenienza senza rinunciare all’alta qualità. Bjorg mantiene la naturalità e le proprietà benefiche degli alimenti, in quanto 100% naturale, biologico e rispettoso della biodiversità. 


Packaging 


- Confezione interamente riciclabile nella carta, non staccare il tappo per lo smaltimento* (*salvo diversa 

indicazione da parte del comune di residenza) 


- Carta certificata FSC misto cartone 


- Confezione costituita per l'86% da materiale di origine vegetale. Il tappo proveniente da canna da zucchero


Nicoletta Curradi

martedì 10 dicembre 2024

Nocciolata porta la sua bontà alle Babbo Running




Rigoni di Asiago porta la sua irresistibile crema di nocciola biologica nelle tappe di Milano, Brescia e Bergamo


 

È arrivata ormai alla quattordicesima edizione la corsa/camminata di Babbo Running, nata per sostenere la ricerca scientifica contro i tumori pediatrici e promossa dalla Fondazione Veronesi.


Centinaia di “Babbi Natale”, con tanto di costume rosso e barba bianca, attraverseranno le città addobbate a festa per una giornata di gioia, divertimento e solidarietà.


Nocciolata sarà presente alla tappa di Milano, il 14/12, con partenza alle ore 15.00 da Piazza Sempione (Arco della Pace), a Brescia, il 15/12, con partenza alle 10.00 da Piazzale Locomotiva (Castello di Brescia) e a Bergamo, il 22/12, con partenza alle 10.30 dal Sentierone (lato Teatro Donizetti).


 


Con la golosa bontà Bio di Nocciolata i partecipanti potranno godersi un momento di pausa e ricaricare le energie con il sorriso.


 


In un’inconfondibile cornice natalizia, nei villaggi allestiti per l’evento, uno stand personalizzato ospiterà hostess dedicate alla preparazione di assaggi per tutti i partecipanti e i visitatori.


Le complici ideali per festeggiare l’arrivo del Natale saranno le quattro versioni di Nocciolata L’Originale golosa e morbida, ideale da spalmare in ogni occasione, La Dark, perfetta anche per gli intolleranti al lattosio, La Bianca, ricca di nocciole e dal gusto pieno e delicato e La Crunchy, cremosa e croccante grazie all’aggiunta di un’irresistibile granella di nocciole tostate.


Oltre alle degustazioni, Il pubblico potrà divertirsi con giochi e attività coinvolgenti, e avere l’opportunità di vincere gustosi premi firmati Nocciolata.


Il claim di questa edizione, Vestiti di allegria, si sposa perfettamente con l’invito di Nocciolata: assapora il più goloso richiamo della natura!


www.rigonidiasiago.it


Fabrizio Del Bimbo 

martedì 29 ottobre 2024

Al via dal 16 novembre la mostra mercato del tartufo di San Miniato

 

Alla conferenza stampa al Media Center Sassoli sono intervenuti Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, e Simone Giglioli, sindaco di San Miniato






 Anche quest’anno il tartufo bianco trova la sua più alta celebrazione nella 53^ edizione della Mostra Mercato del tartufo bianco di San Miniato, la kermesse organizzata da Fondazione San Miniato Promozione e dal Comune di San Miniato (col patrocinio e il sostegno di istituzionali locali, provinciali e regionali) che si articola su tre weekend e che lo scorso anno ha registrato circa 60mila presenze, tornando ai livelli pre Covid. La 53° edizione della Mostra Mercato è stata presentata nella Sala Media Center, al palazzo del Pegaso, in una conferenza stampa con gli interventi di Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale; Simone Giglioli, sindaco di San Miniato, Eugenio Giani presidente della Regione Toscana, Azzurra Gronchi presidente della Fondazione San Miniato Promozione e Gabriella Tessieri direttrice.  La manifestazione ha in programma un ricco calendario di iniziative che si svolgono per le strade del centro storico, dove assaggiare e acquistare il pregiato tubero presso gli stand degli espositori.

 

“La festa del tartufo di San Miniato è la dimostrazione di come la Toscana si apra al mondo – ha detto Antonio Mazzeo presidente del Consiglio regionale – ed è frutto del lavoro e l’impegno di tutto l’anno. In questi tre weekend si potrà toccare con mano la ricchezza di un territorio che in questi giorni diventa capitale nazionale del tartufo e riesce ad attirare turisti italiani e stranieri. In questa occasione la bellezza della storia e della cultura di una città si uniscono ad una immersione nei sapori e nei gusti enogastronomici. Un ringraziamento al Comune e a San Miniato Promozione che riescono a raccontare la bellezza di questa terra e di luoghi unici per storia e tradizione.”

 

“Siamo una regione all’avanguardia per prodotti agricoli di qualità e pensiamo ai nostri 5.500 agriturismi – ha detto Eugenio Giani presidente Regione Toscana. - Siamo una Toscana diffusa delle colline, della campagna, della produzione agricola, del paesaggio. Il tartufo riassume tutti questi aspetti, il ciclo biologico, la naturalità dei prodotti e grazie a questa festa si può scoprire la bellezza di una città come San Miniato che regge il confronto con le città d’arte più conosciute come Firenze, Pisa, Siena. La festa del Tartufo rende San Miniato capitale toscana, ma anche presenza importante sulla scena nazionale e internazionale.”

 

“Siamo giunti alla 53esima edizione di una Mostra molto attesa, che si presenta davvero piena di sorprese – ha detto il sindaco di San Miniato Simone Giglioli - e il tartufo è il prodotto d’eccellenza del nostro territorio e questa manifestazione ne è la dimostrazione, proseguendo da oltre mezzo secolo, con numeri importanti. Per San Miniato rappresenta uno dei momenti centrali dell’anno, dove l’indotto che genera un evento eno-gastronomico di tale livello, è sicuramente unico. Dal 16 novembre la Città della Rocca, per tre fine settimana, si veste nuovamente a festa ed è pronta ad accogliere appassionati e visitatori che vogliono gustare questa prelibatezza.”

 

“Comunicare la bontà, il pregio e la rarità del tartufo bianco – spiega la presidente di Fondazione San Miniato Promozione Azzurra Gronchi - non è sufficiente per un territorio come il nostro: noi vogliamo evidenziare quanto sia importante la terra dove questo gioiello nasce perché le nostre colline sono territori sani, puliti, curati e ordinati.  Questo lo dimostra il fatto che proprio  questo anno si celebra un’importante ricorrenza per San Miniato: nel 1954 nella nostra cara frazione di Balconevisi fu ritrovato il “tartufo più grande del mondo” dal tartufaio Arturo Gallerini detto “Bego” insieme al suo fedele cane Parigi; quindi non dimentichiamo che non solo siamo territorio di tartufi ma siamo il territorio dei tartufi più grandi al mondo, come abbiamo deciso di rimarcare anche nel manifesto di quest’edizione col claim “biggest truffle’s land”.

 

Nella giornata di apertura verranno svelati anche i nuovi ambasciatori del tartufo bianco di San Miniato del mondo, un titolo onorifico che impegna a promuovere ovunque l’eccezionalità di questo fungo ipogeo che nasce soltanto nei boschi più sani, tra i premiati in questa edizione sono stati anticipati i nomi di Oscar Farinetti fondatore di Eataly e la senese Ofelia Passaponti Miss Italia 2024.  Negli anni molti personaggi famosi sono stati insigniti col titolo di ambasciatori del tartufo bianco di San Miniato: Cristiano Ronaldo, Zlatan Ibrahimovic, Andrea Bocelli, Gianluigi Buffon, Giorgio Napolitano, Vincenzo Nibali, Giorgio Panariello, Leonardo Pieraccioni e Francesco Totti, solo per fare alcuni nomi.

 

Location della Mostra il centro storico di San Miniato, che è anche città d’arte, di storia, di cultura e di paesaggio. Saranno oltre 100 gli espositori coinvolti, a partire dai commercianti di tartufo che avranno i loro stand in Piazza Duomo, a due passi dalla cattedrale e dalla rocca federiciana. Durante la mostra sarà possibile acquistare il tartufo e anche gustarlo nelle sue tante varianti negli stand o nei tanti ristoranti di prestigio presenti in città. Parallelamente sarà offerto un panel di incontri e dibattiti a Casa Tartufo, nello spazio attiguo a quello dei cooking show (sempre in piazza Duomo).  La città si trasforma in un laboratorio del gusto a cielo aperto, dove chef di fama uniscono prodotti biologici a chilometro zero con le migliori ricette della tradizione per nuove esperienze culinarie.

 

Protagonista della Mostra sarà il Mutart, il Museo del tartufo delle colline samminiatesi inaugurato ad aprile su iniziativa della Fondazione San Miniato Promozione e del Comune di San Miniato, che ha sede in via IV Novembre 20.  La Mostra Mercato è patrocinata da Regione Toscana, Provincia di Pisa, Associazione Nazionale Città del Tartufo, Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e Associazione Tartufai delle colline sanminiatesi, oltre al contributo di sponsor pubblici e privati tra cui Crédit Agricole Italia. Unicoop Firenze, invece, sarà il main sponsor.  La Mostra Mercato gode anche del supporto di Vetrina Toscana: quest’ultimo è il progetto della Regione, in collaborazione con Unioncamere Toscana, che promuove il turismo enogastronomico.

 

Questo è anche l’anno che vede finalmente realizzato il primo museo del tartufo bianco a San Miniato, quel Mutart (Museo del tartufo delle colline samminiatesi) aperto ad aprile. Questo è un altro importante passo per legittimare San Miniato ad essere capitale del tartufo in Toscana, oltre ad offrire una reale possibilità di futuri sviluppi del turismo, del commercio e della notorietà internazionale per una città come San Miniato che merita di diventare il più bel borgo d’Italia.

Nicoletta Curradi 
Fabrizio Del Bimbo 

lunedì 28 ottobre 2024

In libreria la Guida Osterie d'Italia 2025

 


Osterie d’Italia 2025: 35 anni dopo la prima Guida il modello dell’osteria originale rivive nelle nuove forme di ristorazione informale




In libreria la trentacinquesima edizione della guida che recensisce più di 1900 locali segnalati per la cucina territoriale, la selezione degli ingredienti e l’accoglienza genuina


Un notevole incremento di novità conferma che l’identità dell’osteria continua a evolvere al passo con i tempi ma si mantiene forte ed è scelta da sempre più giovani cuochi e ristoratori per le loro nuove aperture, anche in forme alternative.


Sono passati già 35 anni da quella straordinaria intuizione che vide la nascita del sussidiario del mangiarbere all’italiana, e quest’anno la nuova edizione della Guida alle Osterie è stata presentata al Teatro Strehler di Milano lunedì 14 ottobre. 


La trentacinquesima edizione di Osterie d’Italia racconta, come ormai da tradizione, la ristorazione italiana più autentica e di qualità attraverso le visite e le recensioni di più di 250 collaboratori sparsi in tutta Italia, una rete fitta e capillare di appassionati che visitano in anonimato tantissimi locali.


1917 sono i locali segnalati nell’edizione 2025: accanto alle osterie, ai ristoranti, alle enoteche con cucina e agli agriturismi, c’è una novità. Quest’anno infatti si è voluta inaugurare una sezione chiamata Locali Quotidiani, che raggruppa tutte quelle tipologie ristorative alternative come pastifici, pub, enoteche e gastronomie le cui caratteristiche, in primis l’attenzione e l’aderenza al territorio, la selezione di materie prime e un particolare stile di accoglienza attento alla convivialità, rientrano a tutti gli effetti nell’idea di osteria così come raccontata da Osterie d’Italia. Questa nuova sezione, che si trova in fondo alla guida, ha largamente contribuito al numero di nuovi indirizzi inseriti nella guida poiché da soli i Locali Quotidiani sono 134, che andando a sommarsi a tutte le altre novità fa lievitare a 460 i nuovi ingressi, a testimonianza di un settore che continua a crescere e rinnovarsi.


Dei 1917 locali segnalati nella guida, sono 324 i locali premiati con il massimo riconoscimento della Chiocciola, assegnato alle insegne che si contraddistinguono per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza in sintonia con i valori di Slow Food. 


Guardando alle regioni, quelle con più osterie segnalate sono il Piemonte (178), e subito dietro Campania (172) e Toscana (164), con un trend abbastanza simile nel numero delle Chiocciole che vede la Campania con 39 locali chiocciolati, il Piemonte con 29 e la Toscana con 27. 


Prosegue inoltre la segnalazione di quelle realtà gastronomiche regionali uniche raccolte negli inserti, che si individuano facilmente nella Guida grazie alle pagine rosa in cui sono raccolte, al termine di ogni sezione regionale: accanto alle piadinerie romagnole, i fornelli pugliesi, i farinotti liguri e tanti altri, nella trentacinquesima edizione fa il suo ingresso l’inserto delle migliori pizze al padellino a Torino. 


Nicoletta Currradi 


giovedì 24 ottobre 2024

Successo per l'evento annuale di Giotto Fanti Fresh srl: storie di sogni e successi al centro del dibattito

  


Giotto Fanti Fresh srl ha incontrato personaggi toscani protagonisti di incredibili successi professionali, umani e sportivi per raccontare come i sogni diventano qualche volta realtà


 



Firenze, 23 ottobre 2024 – Si è svolto oggi presso la sede di Giotto Fanti Fresh srl l’evento annuale dedicato agli imprenditori e alle personalità del mondo della ristorazione toscana e fiorentina. L’incontro, ormai appuntamento fisso nel panorama regionale, ha riunito esperti del settore per discutere tematiche di grande attualità legate all’imprenditoria e al Made in Italy.


Il tema di quest’anno, "Storie di Sogni e di Successi", ha posto al centro del dibattito il concetto di successo non solo come risultato professionale, ma come sfida personale e umana per superare i propri limiti e realizzare i propri sogni. Durante l'evento, è stato sottolineato come la determinazione e la capacità di credere nelle proprie ambizioni possano trasformarsi in successi imprenditoriali e personali, con un impatto significativo anche sull'ambiente circostante.


Negli ultimi anni, Giotto Fanti Fresh srl ha affrontato temi di rilievo come la sostenibilità, l’aumento dei costi e l’eccellenza del Made in Italy. L'edizione di quest’anno ha visto la partecipazione di importanti figure del mondo dello sport, dell'imprenditoria e delle istituzioni, che hanno condiviso le loro esperienze e storie di successo.


Hanno partecipato al dibattito:


Audrey Alloh atleta olimpica, Alessandro Di Marco Fondatore del brand Alessandro Di Marco, Costanza Masini Fondatrice di Fornace Masini, Salvatore Saltarello Assessore alle deleghe a Partecipate, Politiche e gestione dei rifiuti, Lavori pubblici, Promozione sportiva, Edilizia, Patrimonio ed espropri del Comune di Scandicci, Paolo Parri Event creative director, Elena Pozzi AD di Leone spa.


Il dibattito, moderato da Claudia Baggiani e accompagnato dalla musicista Martina Weber, ha fornito spunti preziosi per riflettere su come trasformare i sogni in realtà concrete. Al termine del talk, un aperitivo ha dato spazio alla degustazione di prodotti rappresentativi della tradizione enogastronomica italiana, offerti da aziende partner.


“L’evento annuale di Giotto Fanti Fresh srl è diventato ormai un’occasione per invitare imprenditori, aziende e chef a visitare la nostra piattaforma ortofrutta, con l’obiettivo di farci sempre più conoscere e riconoscere, condividere un momento con i nostri clienti storici, attuali e potenziali nel nostro magazzino allestito con un look sempre diverso che segue ogni anno il tema dell’evento. 


Un momento anche per approfondire argomenti importanti della nostra quotidianità lavorativa ed offrire riflessioni e spunti a tutti i partecipanti. È stato così negli anni passati per il tema del biologico e biodinamico, dell’impatto dei costi sul food cost nella ristorazione, fino allo scorso anno con il lusso e l’arte di lavorare con le eccellenze, offrendo un dibattito con aziende operanti in diversi ambiti e presentando eccellenze ortofrutticole del nostro territorio nazionale.


In questa edizione abbiamo voluto raccontare storie di sogni e di successi, portando in un piacevole talk personaggi molto importanti che partendo spesso dal territorio fiorentino hanno creato brand e successi a livello internazionale. Desideriamo far in modo che da questi “Sogni e successi” di personaggi tanto diversi fra loro, ognuno di noi e dei nostri ospiti clienti possa trarre spunto per assecondare e rinsaldare i propri obiettivi sia in ambito lavorativo che personale.”  Dichiara il Direttore Generale della Giotto Fanti Fresh srl, Claudio Maffei.


è leader nel settore della distribuzione di frutta e verdura nel mondo della ristorazione. Si tratta di un’unica piattaforma in grado di gestire tutte le attività della filiera: dall’acquisto di prodotti direttamente dalle aziende anche del territorio, fino al consumatore finale. Opera sul canale della ristorazione, sia commerciale che collettiva, con prodotti di ortofrutta fresca tradizionale, IV e V gamma, frutta e legumi secchi, frutta e verdura biologica, tagliate di frutta fresca e un vastissimo catalogo di prodotti vegetali.


Nicoletta Curradi


lunedì 23 settembre 2024

L'autunno gustoso dell'Enoteca Vigna Nuova di Firenze

 

ph. Lorenzo Asole 


Da quando è stato aperto  nel 2017, il locale di Giacomo Nucci, proprietario con la moglie Sofia Totti, mostrava una visione molto chiara: dreare un'enoteca con cucina che fosse un punto di riferimento per chi è alla ricerca di grandi vini, buon cibo e un'atmosfera suggestiva e rilassata, dove sentirsi veramente a casa. Nel tempo Giacomo e Sofia hanno iniziato a cullare anche un altro sogno: accogliere i clienti dalla mattina alla sera, come i locali storici italiani. 

Tutto ciò è divenuto realtà e l'autunno inizia con una novità di grande rilievo: all'interno di Enoteca Vigna Nuova adesso i clienti trovano il meraviglioso corner di Batoni Firenze, rinomata pasticceria fiorentina che desiderava essere presente anche nel centro storico e che ha scelto di farlo qui.  Si completa così l'offerta gastronomica del locale con colazione all'italiana (lieviti e salati), snack, merenda e gelato -tutto rigorosamente artigianale-  che va ad aggiungersi a pranzo, aperitivo e cena.



pH. Lorenzo Asole



Fin dallinizio Enoteca Vigna Nuova si era configurata come un unicum nel panorama della città di Firenze grazie all'insieme di una serie di elementi: un apprezzato menu alla carta di cucina italiana e toscana, varie delikatessen - formaggi e salumi in primis - delle più importanti denominazioni, un palinsesto di eventi con i più rinomati produttori di vino e food e una vasta selezione di vini provenienti da tutta Italia e dal mondo che serviamo tutti al bicchiere e una posizione felice(nella zona dello shopping di lusso e a due passi dai Lungarni e dalla stazione di Santa Maria Novella.


L'apertura fin dal mattino è una naturale evoluzione del concept di Enoteca Vigna Nuova - racconta Giacomo Nucci - siamo nati come un'enoteca con cucina votata alla qualità e il vino ha sempre rappresentato il cuore pulsante, come del resto lo è nella tavola italiana: e quindi abbiamo deciso di chiudere il cerchio di questa italianità offrendo la possibilità di iniziare la giornata con la colazione e di gustare un eccellente gelato artigianale. Nel nuovo Menu Autunno troverete il bello dell"Italia e della Toscana con alcune escursioni in altri Paesi come la Francia, sempre seguendo la stagionalità. Ad esempio come ogni anno ci stiamo già preparando per il periodo del Tartufo Bianco, che da noi a ottobre e novembre trovate sempre.


Enoteca Vigna Nuova è adesso aperta tutti i giorni a colazione, pranzo, aperitivo e cena dalle 09.30 alle 23.00 (Lunedì chiusura alle 20.00) in Via dei Federighi, 3/R a Firenze: 

Su prenotazioni vengono effettuati wine tasting e cooking class.

Fabrizio Del Bimbo 


mercoledì 17 luglio 2024

Bellagrò Pizzeria Naturale e Cocktail



Bellagrò nasce dalla passione per la buona cucina e il rispetto per l'ambiente. La  missione è offrire un'esperienza culinaria unica utilizzando ingredienti biologici e bioattivi. Il 

menu include pizze preparate con lievito madre e farine biologiche, pizze al padellino e la specialità: la Biscroccantina, squisita e super digeribile. Non mancano antipasti deliziosi a base di carne e pesce, dolci cremosi senza zuccheri aggiunti, vini biologici e cocktail esclusivi.


Per garantire la qualità dei nostri piatti, ci affidiamo a prodotti di eccellenza come le farine biologiche della Val di Cornia del Mulino Le Pietre, i salumi tipici toscani da maiali e Cinta Senese allevati allo stato brado del Salumificio Renieri, gli ortaggi e le verdure dell'Orto 

Bioattivo di Andrea Battiata di Firenze, i formaggi del Caseificio Busti di Fauglia, Pisa e Amozzaré del Caseificio Artigianale a km 0 di di Firenze. Nel menu, tra gli altri, si trovano vini a fermentazione spontanea.


Il locale è stato realizzato con materiali naturali come legno, porfido, vetro e ferro. Le pareti 

sono intonacate con bio-intonaco composto da pigmenti e materiali naturali riciclati, come la 

lolla di riso e gusci d'uovo, ideati da Calchèra San Giorgio. Questo contribuisce a creare un 

ambiente sostenibile, accogliente e rispettoso dell’ambiente. Il giardino ospita una maestosa palma, un fico e oleandri profumati che creano un'atmosfera rilassante ideale per cene all'aperto.


Il team di Bellagrò è composto da professionisti del settore agroalimentare e dell'arte bianca. Include pizzaioli pluripremiati e appassionati di prodotti biologici e biodinamici. La loro passione per il cibo naturale e sostenibile guida ogni iniziativa, garantendo prodotti di alta qualità e a 

basso impatto ambientale. Gabriele Monogrammi, giovane e talentuoso pizzaiolo, ha ereditato la passione per la pizza dal padre Graziano Monogrammi, pizzaiolo premiato con numerosi riconoscimenti.




Progetto GOTOJOB


Il 15 luglio a Bellagrò si è tenuto l'evento di consegna degli attestati di partecipazione ai 

ragazzi del progetto formativo GOTOJOB.

Il corso, finanziato dalla Fondazione CR di Firenze e supportato dall'USSM e dal Comune di Firenze, è stato realizzato da APAB, in collaborazione con la cooperativa Argini, la cooperativa ARCA e l’Associazione Benezer. Questo progetto ha offerto ai giovani NEET la possibilità di 

formarsi professionalmente nel settore enogastronomico, scegliendo tra panificazione e 

sala/barman, e svolgendo 36 ore di work-experience.

I risultati sono stati straordinari: i ragazzi hanno acquisito competenze tecniche e aumentato la fiducia in se stessi e le prospettive lavorative. Alcuni di questi giovani (che prima del corso non studiavano e né lavorano) sono stati assunti da Bellagrò.


Nicoletta Curradi


 Bellagrò | Pizzeria Naturale e Cocktail

: Piazza Ravenna, 10, 50126 Firenze FI

www.bellagrofirenze.it


venerdì 24 maggio 2024

Alimentare, il grande patto per il riconoscimento europeo della bistecca alla fiorentina





Dalla Regione a 8 Comuni fiorentini, dagli allevatori ai macellai, dai cuochi ai ristoratori e le loro associazioni di categoria. Tutti uniti nell’iniziativa dell’Accademia della Fiorentina per far ottenere alla tradizionale bistecca il bollino di “Specialità Tradizionale Garantita” (STG). La conferma del patto arriva dal convegno che si è svolto il 24 maggio a Firenze 


Un grande patto tra istituzioni, associazioni di categoria e imprenditori per ottenere il bollino europeo di qualità per la bistecca alla fiorentina. È ciò che è emerso durante l’incontro promosso dall’Accademia della Fiorentina con il patrocinio della Regione Toscana, che si è tenuto il 24 maggio 2024 a Villa Bardini e a cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il sottosegretario di stato al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Patrizio Giacomo La Pietra. 


L’iniziativa, dal titolo “Bistecca alla fiorentina: la cultura gastronomica toscana conquista l’Europa”, rappresenta dunque un ulteriore passo avanti nel percorso di aggregazione promosso dall’Accademia. 

A moderare gli interventi è stato il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. Sul palco, oltre al presidente Giani e al sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, c’erano presidente dell’Accademia Giovanni Brajon, l’endocrinologa Maria Luisa Brandi, direttrice dalla Donatello Bone Clinic, il direttore di Coldiretti Toscana Angelo Corsetti, il presidente di Federcarni Toscana Alberto Rossi, e il presidente dei ristoratori fiorentini Marco Stabile.


“Non è solo un piatto tipico locale – dice Giovanni Brajon, presidente dell’Accademia – ma incarna il simbolo stesso della tradizione e della cultura enogastronomica di Firenze e della Toscana. Per questo la Bistecca alla fiorentina merita di essere riconosciuta come ‘Specialità Tradizionale Garantita’ (STG), garantendo così la sua autenticità e preservando le sue caratteristiche uniche con una certificazione che valorizza e protegge i prodotti locali contro le imitazioni, assicurando che il piatto sia riconosciuto per la sua composizione e metodi di produzione tradizionali, garantendo la provenienza della carne e la preparazione secondo le tradizioni”. 


“La bistecca fiorentina non è “solo” un cibo di una bontà impareggiabile - dichiara il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra - conosciuto in tutto il mondo, ma rappresenta un insieme di valori culturali, tradizioni e storia gastronomica. Il Masaf e tutto il governo Meloni sono impegnati in una attività di valorizzazione della nostra enogastronomia in quanto patrimonio agroalimentare senza pari al mondo per qualità e per varietà che sono alla base della cucina italiana, composta di eccellenze che rappresentano in pieno il territorio di provenienza e le rispettive peculiarità. Per queste ragioni stiamo lavorando in Europa per assicurare ai nostri prodotti riconoscimenti che ne garantiscano e tutelino l’unicità, vedi il caso dei marchi collettivi regolamentati e nel caso specifico della bistecca fiorentina l’auspicato riconoscimento di specialità tradizionale garantita”.


“Ottenere un riconoscimento europeo come il bollino di Specialità Tradizionale Garantita – dice Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana – è un’opportunità unica per preservare il valore della nostra bistecca, che non è solo gastronomico, ma anche culturale. Come Regione, siamo felici che diversi comuni del fiorentino si siano uniti all’Accademia della Fiorentina in un percorso di collaborazione e valorizzazione della bistecca, con la consapevolezza che lavorando insieme sarà più facile ottenere grandi risultati”.


“La bistecca alla fiorentina è il risultato di un lavoro attento da parte di ogni componente della filiera – sottolinea il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni - dagli allevatori che garantiscono la qualità altissima delle carni ai macellai che la lavorano e tagliano per esaltarne le caratteristiche fino ai ristoratori che la preparano come vuole la tradizione per valorizzarne il gusto. Insomma, c’è dietro un grande lavoro di squadra che merita di essere sottolineato agli occhi dei consumatori italiani e non solo”. 


“La bistecca alla fiorentina è il fiore all’occhiello delle nostre macellerie, è un po’ la “prima attrice” fra i molti tagli di carne che portiamo sul banco, tutti con un unico denominatore comune: la qualità – osserva con orgoglio il presidente dei macellai toscani di Federcarni Alberto Rossi – selezioniamo personalmente i fornitori per offrire solo il meglio e i nostri clienti ce lo riconoscono ricambiandoci con la loro fiducia”.


“La volontà che condividiamo insieme a Confcommercio è quella di rafforzare la filiera toscana tra allevatori, ristoratori e macellai – dichiara il direttore di Coldiretti Toscana Angelo Corsetti - Il requisito dell’origine, poiché il marchio STG non lo prevede per la Bistecca alla Fiorentina, crediamo possa diventare una prerogativa volontaria e insieme un elemento di valore e distintività per i ristoranti e per i macellai. È sicuramente una qualità molto apprezzata dai consumatori, sempre più sensibili e attenti alla provenienza dei prodotti. L’appello, che rilancio da questo appuntamento, è a rimettere al centro della tavola la zootecnia toscana. C’è tutto un mondo autentico fatto di tradizioni, pascoli, paesaggi e benessere animale da poter raccontare. Contiamo di poter molto presto, insieme a Confcommercio e alla sua associazione dei macellai, lavorare ad un progetto di promozione con il sostegno dell’Assessorato all’Agroalimentare”.



“La bistecca alla fiorentina è un tassello importante della nostra cultura che va tutelato e valorizzato – chiosa lo chef Marco Stabile, presidente dell’Associazione Ristoratori Fiorentini - è un ottimo racconto del nostro modo di vivere, all’insegna della qualità e non può certo mancare nei ristoranti di Firenze”.


La richiesta di riconoscimento STG per la bistecca alla fiorentina è stata inviata al Ministero lo scorso anno dall’Accademia e rappresenta un passo fondamentale per la tutela e la valorizzazione della 'bistecca che si cuoce a Firenze’ come la definiva il noto Pellegrino Artusi a fine ‘800. 


Il percorso verso il riconoscimento europeo è promosso con determinazione da enti locali e istituzioni, tra cui la Regione Toscana, il Comune di Firenze e altri comuni toscani come Lastra a Signa, Signa, Scandicci, Montespertoli, San Casciano Val di Pesa, Greve in Chianti e Barberino Tavarnelle. Inoltre, è sostenuto con volontà dalle associazioni di categoria e di settore.


Nicoletta Curradi 

 Fabrizio Del Bimbo 

venerdì 10 maggio 2024

La Guida agli Extravergini 2024 di Slow Food


Presentata la guida che recensisce 686 aziende, di cui 483 biologiche certificate, e segnala 1071 oli extravergini di qualità





La Guida agli Extravergini 2024, a cura di Slow Food Italia, parte dal Maxxi di Roma per far conoscere storie di oli, territori, produttrici e produttori che rendono il settore olivicolo un elemento distintivo e identitario della nostra Penisola: «Da millenni, coltivare la pianta dell’olivo è la testimonianza più evidente di come l’opera umana e la natura si possano unire in modo magistrale - ha sottolineato Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia -. Una relazione straordinaria tra biodiversità, paesaggio agricolo e culturale che fa dell’Italia il Paese con la maggiore varietà colturale al mondo e uno dei maggiori produttori di olio EVO di qualità. Un connubio che, però, si interrompe se entra in crisi la produzione di qualità a favore di modelli di agricoltura superintensiva, basati sull’eccessivo utilizzo delle risorse naturali, sull’abbassamento dei costi e sulla realizzazione del profitto come unico obiettivo. L’olivicoltura di piccola scala non intensiva vive un momento difficile, a causa della crisi climatica, degli alti costi di produzione e della mancanza di personale. In alcune regioni italiane le campagne si spopolano, i territori più interni vengono abbandonati, i fenomeni di dissesto idrogeologico sono sempre più frequenti e l’ambiente è fortemente minacciato. Siamo consapevoli di questa urgenza e possiamo salvare i nostri paesaggi attraverso l’olivicoltura sostenibile, promuovendo pratiche attente all’ambiente, e al contempo salvaguardare la produzione e la tenuta delle comunità locali. La promozione del patrimonio olivicolo italiano rimane la principale missione di Slow Food, ogni anno, con la pubblicazione della Guida agli Extravergini». Un guida che si è imposta all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori come strumento importante per districarsi nel variegato e complesso mondo dell’olio e per conoscere da vicino gli olivicoltori che quotidianamente si battono per fornirci un olio buono, pulito e giusto e contribuiscono a disegnare un paesaggio di grande bellezza, che porta con sé anche una straordinaria valenza turistica. Questa, quindi, è una Guida sempre più indirizzata a creare relazioni: tra produttori e cittadini, tra luoghi e prodotti. La nuova edizione si può acquistare su www.slowfoodeditore.it. 

I numeri della Guida

Da 24 anni, grazie a una rete di 125 collaboratori, che non sono solo esperti degustatori, ma persone presenti sul territorio, che conoscono le aziende dall’oliveto alla bottiglia, la Guida offre uno spaccato dell’Italia dell’olio completo e ricco di particolari. Nell’edizione 2024 sono raccontate 686 realtà tra frantoi, aziende agricole e oleifici (79 novità a testimonianza di un settore molto vivace), recensiti 1071 oli tra gli oltre 1300 assaggiati. Cresce il numero delle aziende che certificano in biologico l’intera filiera (483 oli certificati) e aumentano i produttori (191 per 207 oli) che hanno aderito al Presidio Slow Food degli Olivi secolari, il progetto che promuove il valore ambientale, paesaggistico, salutistico ed economico dell’olivo e dei suoi prodotti, che tutela oliveti antichi, cultivar autoctone e raggruppa produttori che non fanno ricorso a fertilizzanti di sintesi e diserbanti chimici.


Non mancano riconoscimenti assegnati ogni anno dai curatori della guida: la Chiocciola segnala le aziende (43) che si distinguono per il modo in cui interpretano i valori produttivi (organolettici, territoriali e ambientali) in sintonia con la filosofia Slow Food; il Grande Olio (80) è attribuito agli extravergini che si sono distinti per particolari pregi dal punto di vista organolettico e perché ben rispecchiano territorio e cultivar. A queste caratteristiche, il premio Grande Olio Slow (104) aggiunge il riconoscimento dedicato alle pratiche agronomiche sostenibili applicate. La Guida cerca anche di essere un invito a visitare queste realtà per incontrare i produttori e scoprire il patrimonio olivicolo: per questo segnala le aziende che offrono ristorazione (102) e quelle con possibilità di pernottamento (144).

Due curiosità che si possono trovare tra le pagine della Guida: per la prima volta sono recensite aziende del Piemonte; in due occasioni superiamo i confini nazionali per provare a capire che cosa succede nelle vicine zone del Canton Ticino, in Svizzera, e della Slovenia.

Riconoscimenti e menzioni speciali


Come ormai d’abitudine da qualche edizione, la presentazione nazionale della nuova edizione della Guida agli Extravergini è anche l'occasione per attribuire alcuni riconoscimenti speciali, oltre ai già citati premi.

Partiamo con un riconoscimento che ci sta particolarmente a cuore: il premio speciale dedicato alla memoria di Diego Soracco, attivo leader di Slow Food sin dalle origini dell’associazione e grande appassionato ed esperto di olio, per lunghi anni curatore della Guida stessa. Quest’anno l’attestato non va solo a un olio, ma all’idea e alla caparbietà di Nico Sartori, titolare dell’azienda Fattoria Altomena a Pelago (Fi) perché da quando è arrivato dal Veneto, oltre trent’anni fa, si adopera per rendere vivo il paesaggio e contrastare il diffuso abbandono delle olivete in questo angolo di Toscana. Punto di riferimento ormai imprescindibile per produttori e frantoiani del territorio, Nico ha saputo valorizzare la biodiversità del territorio: «Siamo felici di collaborare per il terzo anno con Slow Food alla realizzazione della Guida agli extravergini e all’assegnazione di questo importante premio - spiega Roccandrea Iascone, responsabile comunicazione e relazioni esterne di RICREA -. Con la filiera del pomodoro e delle conserve ittiche, quella dell’olio è altrettanto importante per RICREA dal punto di vista sia dei volumi di imballaggi d’acciaio utilizzati per il confezionamento, sia per il riciclo attraverso la raccolta differenziata. Le latte in acciaio, oltre a garantire una conservazione sicura del prodotto nel tempo, sono amiche dell’ambiente perché riciclabili al 100% e all’infinito. Condividendo in pieno i pilastri del manifesto di Slow Food secondo cui il cibo deve essere Buono Pulito e Giusto, RICREA che con il suo lavoro assicura in Italia il riciclo degli imballaggi d’acciaio come latte per olio, barattoli e scatolette, cerca di dare il suo contributo per costruire un futuro sostenibile ai prodotti alimentari contenuti nei suoi imballaggi».


Le menzioni speciali premiano figure e progetti che popolano il mondo olivicolo italiano e rappresentano al meglio la scommessa di Slow Food sul futuro dell’extravergine italiano. Anche quest’anno assegnamo queste menzioni assieme a BioDea, che con il suo aiuto ci ha permesso di individuare tre produttori che in questa annata sono riusciti a curare e valorizzare al meglio cultivar poco conosciute al grande pubblico: Olive Gregori (Luca e Stefano Gregori) di Montaldo delle Marche (Ap) per l’olio biologico da una varietà autoctona del Piceno (la Lea) ormai quasi scomparsa a causa della scarsa produttività e delle difficoltà di gestione della pianta; la Comunità di prodotto e territorio Toccolana di Tocco da Casauria (Pe), che ha fatto un olio di comunità da oliveti secolari; e la Fraternità monastica di Bose di Ostuni (Br) per la cura dei maestosi olivi monumentali plurisecolari di varietà Ogliarola Salentina, in una zona che deve fare i conti con la piaga della Xylella. «Il nostro impegno - ha detto durante la consegna degli attestati Francesco Barbagli, CEO Bio-Esperia, titolare del marchio BioDea - nella produzione olivicola è quello di promuovere e praticare un'agricoltura sostenibile e biologica che rispetti l'ambiente, la salute umana e la biodiversità. Ci impegniamo a utilizzare metodi di coltivazione che riducano al minimo l'uso di pesticidi e fertilizzanti chimici di sintesi, privilegiando invece l'impiego di composti organici, tecniche di lotta biologica e il ricorso a pratiche di gestione del suolo che favoriscano la fertilità naturale e la salute degli olivi. Inoltre, ci dedichiamo alla conservazione e al rispetto delle varietà autoctone di olive, contribuendo così alla salvaguardia della biodiversità vegetale. Lo staff BioDea collabora con numerosi centri di ricerca scientifica, sia in laboratorio che in campo, per promuovere la conversione dell'agricoltura verso metodi di coltivazione sostenibili, fornendo supporto tecnico e condividendo conoscenze e le migliori pratiche. Partecipando a eventi come la presentazione della Guida agli Extravergini di Slow Food si vuole sensibilizzare il pubblico sull'importanza dell'agricoltura biologica e delle pratiche sostenibili nella produzione di olio d'oliva. Per BioDea, è fondamentale praticare un’agricoltura sostenibile per garantire prodotti alimentari di alta qualità buoni, puliti e giusti e un ambiente sano in cui vivere».

Infine, insieme al Gruppo Saida sono stati celebrati alcuni esempi - tra i numerosi presenti in guida - di olivicoltori che da decenni hanno deciso di prendersi cura con passione degli olivi in un territorio non semplice. La scelta della Guida 2024 è andata all’azienda Vincenzo Marvulli di Matera, sessant’anni di cura a olivi secolari, perlopiù della locale Ogliarola del Bradano, cresciuti su terreni sassosi e calcarei, recuperati e coltivati senza alcun intervento chimico di fitofarmaci e concimi; e a Cab Terra di Brisighella (Ra) e ai suoi soci per essere riusciti a ottenere l’olio del Presidio degli olivi secolari anche in questa difficile annata, quando l’alluvione che ha colpito la Romagna ha investito con numerose frane il territorio di Brisighella. «Il Gruppo Saida nella piena consapevolezza del valore dell’olio extravergine d’oliva, ha pensato un packaging che potesse aiutare il produttore a comunicarne l’importanza – sottolinea Gian Luca Zuccarello, Commercial Manager Premium Glass Division del Gruppo Saida -. Con la Collezione Horizon offriamo all’olio un vestito unico, elegante, raffinato, di grande appeal: la qualità percepita dagli occhi troverà piena corrispondenza nel contenuto, facendo cogliere al consumatore un’esperienza completa. Il design, da sempre strumento di valorizzazione del made in Italy in ogni settore, con Horizon si rilancia nel vetro, donando al settore oleario una collezione premium in grado di attrarre anche i più scettici».


Che olio ci aspetta? Il focus sull’annata olivicola


Com’è stata l’annata 2023? «Le parole chiave che caratterizzano le introduzioni regionali di questa edizione sono ancora una volta siccità, temperature, piogge intense e cambiamento climatico - evidenzia Francesca Baldereschi, curatrice della Guida -. Questi elementi rappresentano le sfide quotidiane affrontate dal settore nell’annata appena trascorsa, come nelle precedenti, e costituiscono ormai una preoccupazione costante per i produttori, non solo quelli italiani. A questo si aggiungono gli eventi improvvisi e figli dello stesso fenomeno climatico come frane e alluvioni che hanno contribuito a colpire alcune zone della nostra Penisola nel 2023». Non è semplice fare una fotografia dell’andamento dell’annata in Italia perché la crisi climatica con le sue manifestazioni estreme (alte temperature e violente precipitazioni) ha disegnato una produzione molto settoriale che varia all’interno della stessa area di produzione. Anche le stime sul raccolto variano tra di loro. La produzione di olio nel 2023/24 dovrebbe attestarsi intorno alle 290mila tonnellate, con un aumento del 20% circa rispetto alle 240.000 tonnellate del 2022. Mentre la produzione mondiale è in diminuzione rispetto alla campagna olearia precedente (-6,3%) con volumi complessivi al di sotto di oltre il 20% rispetto a quelli che sono considerati i target minimi per un corretto equilibrio tra domanda e offerta, che rischiano di prosciugare gli stock globali già nei primi mesi del 2024 se il consumo medio viene confermato. Secondo i dati illustrati al Sol emerge che l’Ue presenta import in crescita, giù l’export. Le produzioni comunitarie - scese a 1,4 milioni di tonnellate - hanno fatto impennare le importazioni del 44% a ottobre e novembre 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Tunisia (con 10.249 tonnellate, -31% sul 2022/23) resta la prima fornitrice dell’Ue, seguita da Turchia (5.100 tonnellate, +320%), Siria (3.807, +1.029%) e Argentina (3.693, +274 per cento). Secondo uno studio dell’Istituto Piepoli per Il Sole 24 ore il 47% degli intervistati dichiara di aver diminuito il consumo del 30% e il 40% degli intervistati dice di averlo dimezzato. «Un dato che ci fa piacere raccontare, che emerge anche dalla Guida – conclude Francesca Baldereschi -, è quello della crescita del biologico. Negli ultimi dodici anni, la coltivazione biologica è cresciuta notevolmente raddoppiando la superficie olivata certificata e superando abbondantemente il 20% della superficie olivicola totale. Anche questo dato, unito al fatto che l’olivicoltura rappresenta il 12% delle coltivazioni italiane biologiche, testimonia l’impegno del settore verso pratiche agricole rispettose dell’ambiente e della biodiversità e che possono essere uno strumento e una risposta al cambiamento climatico».


 


Il workshop


Ricco di spunti il workshop, che ha animato la mattinata, Dalla natura per l’olivicoltura sostenibile a cura di BioDea che ha posto l’accento sull’importanza di una agricoltura e, in questo caso, di un’olivicoltura senza chimica e dell’importanza di un suolo sano per un prodotto buono e salutare. «Una coltivazione e gestione sostenibile - ha sottolineato l’agronoma Annalisa Berettini - in olivicoltura con prodotti naturali, a residuo zero e che rispettano la biodiversità dell’intero ecosistema, partendo dalla ricerca scientifica dalle prove e osservazioni di campo, fino ad arrivare alle analisi dell’olio. Avere una biodiversità all’interno dell’oliveta permette di migliorare la struttura e la fertilità del terreno». Concorda Angelo Lo Conte, tecnico olivicolo:  «La filiera olivicola ormai da 10 anni è messa a dura prova da diversi fattori che hanno causato troppe annate nefaste. Tutte queste concomitanze negative sono state alimentate dagli effetti determinanti dei cambiamenti climatici. In questo scenario una moderna olivicoltura è certamente possibile in piena armonia con l’ambiente e con le comunità. C’è la necessità di investire in ricerca per trovare le soluzioni adeguate e per fare questo è necessaria una forte volontà di puntare sui punti di forza dell’olivicoltura italiana fatta di infinita biodiversità olivicola, ottime condizioni pedoclimatiche, valore sempre crescente del prodotto».


Nicoletta Curradi 

domenica 28 aprile 2024

“Food Challenge” alla Mostra dell’Artigianato con una doppia sfida gastronomica: crostata e fagioli all’uccelletto il 29 e 30 aprile





Show cooking di chef Angelo Mazzi

 

“Food Challenge” protagonista con un doppio appuntamento alla Mostra Internazionale dell’Artigianato della Fortezza da Basso. Il 29 aprile la sfida sarà sulla crostata alla marmellata, dolcezza tipica amata da molte famiglie, mentre il 30 i partecipanti si dovranno cimentare sui fagioli all’uccelletto con salsiccia. Entrambe in programma alle ore 15 al piano attico dello Spadolini.

L’iniziativa, organizzata dalla Venerabile Compagnia dei Quochi, prevede la presenza della giuria tecnica che degusterà le specialità presentate dagli sfidanti attribuendo a ciascuna di esse un punteggio in base alle varie caratteristiche, con cui si verrà a determinare il vincitore. A questa si affiancherà una seconda giuria generale che decreterà a sua volta un vincitore.

La giuria tecnica è composta da Luciano Artusi, Angelo Mazzi, Lino Amantini, Guido Guidi, Delfino Amantini, Giusi Guidetti.

L’iniziativa viene svolta grazie anche al sostegno di Oleificio Sardelli e Fattoria di Doccia; Falutec; Cevest srl; Sinaptic; Drinks Lab; Scuola di arte culinaria Cordon Bleu; Works SRL; ML Group Insurance; Cat Telecomunicazioni; Gelateria Malotti.

 

Alla Mostra dell’Artigianato anche un momento importante di condivisione con due show cooking di chef Angelo Mazzi che precederanno i contest.

 

Il progetto “Food Challenge” è stato creato con il proposito di preservare e onorare le ricette che hanno definito la città per secoli contribuendo a costruire una tradizione fatta di pietanze tramandate per generazioni.

 

Fabrizio Del Bimbo 


venerdì 12 aprile 2024

Un connubio d'eccellenza nasce tra Pecorino Toscano DOP e Cipolla Bianca di Margherita IGP




 Binomio a tavola tra una IGP e una DOP. A Firenze il 9 aprile 2024 è stata presentata al ristorante Belcanto la collaborazione tra due eccellenze, una pugliese, la Cipolla Bianca di Margherita Igp, e l’altra toscana, il Pecorino Toscano DOP. Presenti in conferenza Stefania Saccardi vicepresidente Regione Toscana e assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione presidente del Consorzio di Tutela e valorizzazione della Cipolla Bianca di Margherita Igp, Carlo Santarelli presidente del Consorzio tutela 
Pecorino Toscano DOP. 

I due Consorzi nell’occasione si sono confrontati, unendo materie prime, risorse umane, metodi di 
preparazione, con l’obiettivo di tutelare e diffondere la conoscenza di prodotti, storia e ragioni che li rendono eccellenze certificate. 

«È una bella occasione di incontro fra due prodotti che raccontano storia e tradizioni, che portano sulle tavole sapori unici e inconfondibili – ha detto la vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi. In questi anni è aumentata la collaborazione fra i Consorzi di Tutela attraverso i progetti di promozione, rendendo ancora più incisiva la conoscenza delle Dop, Igp e la loro tutela nel mondo. Iniziative come questa servono a rafforzare il legame fra le imprese e creare una percezione del Made in Italy sempre più forte all’estero. Il Pecorino Toscano Dop e la Cipolla Bianca di Margherita Igp sono due produzioni iconiche, che rappresentano un vero punto di forza della DOP Economy, il sistema economico e produttivo del comparto agroalimentare e vitivinicolo a Indicazione Geografica». 

«La nostra cipolla bianca ha due ingredienti in comune con il Pecorino Toscano Dop: storie secolari e il legame stretto con il proprio territorio. Il Pecorino ha una storia antica, che va dagli Etruschi fino ai giorni nostri, come anche la nostra cipolla che ha alle spalle due secoli e ogni anno lunghi tempi di lavorazione – ha dichiarato Giuseppe Castiglione presidente del Consorzio di Tutela e valorizzazione della Cipolla Bianca di Margherita Igp -. Per ottenere le nostre specialità è importante avere cura delle varie fasi di produzione, senza fretta. Il ciclo di vita della Cipolla Bianca di Margherita si compie in due anni, dal momento in cui si piantano i semi fino alla raccolta. Coltivazione che non avviene nel terreno, come di consueto accade, ma nelle sabbie 
del Mar Adriatico, a sud del Gargano, in una zona di elevato interesse ambientale, tutelata da una convenzione 
internazionale (Ramsar 1979), nei territori compresi tra Margherita di Savoia (Bat), Zapponeta (Fg) e 
Manfredonia (Fg). Due anni in cui la cipolla diventa più tenera, succulenta, croccante e, soprattutto, più dolce». 

La Cipolla Bianca di Margherita Igp, in vendita in Toscana presso tutta la grande distribuzione, è un prodotto stagionale, sul mercato da aprile ad agosto. L’anno scorso ha raggiunto circa 27mila quintali di produzione, con prezzi di vendita al produttore in salita del 25% rispetto agli anni precedenti. «Ci auguriamo che questo gemellaggio possa continuare nel tempo. Questo incontro – prosegue – non è solo un’occasione di promozione ma un momento d’incontro tra storie e culture diverse. Culture che trovano una sintesi nei valori di tutela e valorizzazione dei territori, rispetto dell’ambiente e delle persone, innovazione intesa come continuo miglioramento della sostenibilità delle tecniche di produzione, sperimentazione creativa». 

«Il Pecorino Toscano Dop è sempre aperto alla sperimentazione e a nuove combinazioni di sapori - ha detto 
Carlo Santarelli, presidente del Consorzio tutela Pecorino Toscano Dop -. In questo caso, la Toscana incontra la Puglia grazie alla Cipolla Bianca di Margherita Igp: un connubio di sapori unici che, tra peculiarità, analogie e differenze, mostra al palato un’affinità particolarmente apprezzabile. La Cipolla Bianca di Margherita Igp è dolce e succulenta, ha una consistenza tenera e, allo stesso tempo, croccante. Caratterizzata da un elevato contenuto di zuccheri, viene particolarmente esaltata in abbinamento al Pecorino Toscano Dop, specialmente stagionato, che, con la sua sapidità, crea un sorprendente contrasto di sapori». 





Salvatore Riontino, chef executive del ristorante Riontino, ha preparato un pranzo con diverse portate studiate per degustare la Cipolla Bianca Margherita Igp esaltata dal Pecorino Toscano Dop. 

«Questo è l’inizio di una sinergia che ci auguriamo duri in futuro – conclude Castiglione -. Saremo lieti di ospitare a fine maggio i produttori del Pecorino Toscano DOP in Puglia, a Margherita di Savoia (Bt), in occasione di due giorni di eventi dedicati alla nostra cipolla, nel periodo clou della sua raccolta». 

In questa occasione il Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP ha presentato l’edizione 2024 di “Caseifici Aperti”, l’iniziativa organizzata con il contributo della Regione Toscana, che ogni anno racconta tutti i segreti  dell’arte casearia. La manifestazione, che prevede visite guidate gratuite presso i caseifici del Consorzio, quest’anno è in programma dal 2 maggio al primo giugno, presso quattro caseifici. 

«L’obiettivo è quello di svelare ai consumatori i segreti dell’arte casearia perché – spiega Santarelli -, valorizzare il Pecorino Toscano Dop significa anche questo: aprire le porte dei caseifici per dare a tutti la possibilità di conoscere la filiera produttiva del nostro formaggio unico». 

Fabrizio Del Bimbo 

lunedì 8 aprile 2024

L’olio del futuro? Sempre più tecnologico, sicuro e tracciato






Novantunomila ettari ad olivo di cui 16 mila bio, oltre 15 milioni di piante, ben 80 varietà di olivo autoctone, delle quali le più diffuse sono: Frantoio, Moraiolo, Leccino, Maurino e Pendolino, per un patrimonio di biodiversità agraria fuori dal comune.


Oltre 36 mila aziende tra professionali e non, circa 400 frantoi attivi e numerose imprese di confezionamento dell’olio di oliva. Inoltre, a monte della filiera olivicola ed olearia regionale si rileva la crescita di un vero e proprio distretto vivaistico, specializzato nella produzione di piantine di olivo, localizzato soprattutto nella zona di Pescia (PT), uno dei principali poli del vivaismo olivicolo a livello nazionale. Questa la fotografia del settore tracciata in occasione della Selezione Oli Extravergine 2024, il “green carpet” dell’oro verde che ogni anno premia le eccellenze toscane.


La Selezione Oli Extravergine 2024, promossa dalla Regione Toscana con la collaborazione della Camera di Commercio di Firenze insieme a PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, è stata l'occasione per parlare del settore olivicolo e delle sue prospettive, dell’importanza della frangitura per ottenere un’elevata qualità, per un aggiornamento nel campo della ricerca sulla provenienza degli oli ma anche per scoprire le attività dei Consorzi volte alla tutela e alla valorizzazione degli oli della Toscana.


“Stiamo investendo molto su innovazione e qualità – ha detto la vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi - D’altra parte la Toscana è la regione che ha 4 Dop e una Igp sull’olio e quindi si conferma una regione decisamente impegnata a sostenere la qualità. Abbiamo oltre 400 frantoi fortemente rinnovati e pensiamo che abbiamo avuto richieste sul bando innovazione frantoi per 20 milioni di euro, anche se abbiamo a disposizione 8,3 milioni, ma non disperiamo di poter intercettare ulteriori risorse nel PNRR che non vengono spese altrove. Quindi questo è un grande segnale di vitalità e di voglia di investire sulla qualità del nostro olio e sulla olivicoltura. Ancora, informo che è ancora aperto fino alla fine del mese il bando sulla meccanizzazione che comunque può essere utilizzato anche per i frantoi con un’attenzione molto forte sull’economia circolare e quindi su un uso razionale dell’acqua che anche in olivicoltura è fondamentale. Nello stesso tempo abbiamo spinto affinché a livello nazionale con l’ecoschema 3 fosse premiata l’olivicoltura con valore paesaggistico. Insomma, tante misure per fare in modo che la nostra produzione, seppur contenuta in termini quantitativi, si caratterizzi sempre di più come una olivicoltura di grande qualità e ci siano sempre meno olivete abbandonate perché l’olivicoltura svolge un ruolo chiave non solo per il prodotto, ma per il territorio in generale”.


"Il racconto delle eccellenze agroalimentari e dell’olivicoltura – ha detto Francesco Palumbo, direttore della Fondazione Sistema Toscana - sono da sempre al centro dell'attenzione di Fondazione Sistema Toscana attraverso la sua testata giornalistica, intoscana.it, grazie a format innovativi come 'Toscana Bella e Buona' e 'Storie di Moderni Contadini' e attraverso la comunicazione degli eventi regionali BuyWine e BuyFood. Ma c'è una interessante novità che riguarda Visittuscany.com, il portale in cinque lingue della destinazione Toscana gestito sempre da FST. Prossimamente, oltre agli operatori del turismo, anche quelli della filiera agroalimentare potranno proporre servizi ed offerte sui canali di Visittuscany attraverso l’ambiente digitale a loro dedicato Vetrina.toscana.it, partecipando così alle attività di promo-commercializzazione che la Toscana pianifica sui diversi mercati. Ci aspettiamo che gli operatori dell’olio colgano questa occasione che permetterà loro di invitare i milioni di turisti che scelgono la Toscana, a provare un'esperienza diretta nel mondo dell’olio durante la loro vacanza".


"In un contesto economico difficile e di cambiamento climatico - ha sottolineato Giuseppe Salvini segretario generale della Camera di commercio di Firenze -  che ha influito pesantemente sulle quantità di prodotto disponibile sul mercato, le DOP e IGP dell'olio continuano a dimostrare grande attrattiva per il consumatore, specialmente quello straniero. La Selezione regionale oli che la Camera sostiene insieme alla Regione dal 2016, é un ottimo strumento di divulgazione e valorizzazione culturale sulla grande qualità dei nostri oli.


"PromoFirenze - ha detto Massimo Manetti, presidente di PromoFirenze  azienda speciale della Camera di commercio di Firenze -  offre servizi specialistici per tutte le aziende toscane che vogliono potenziare l'export. La Selezione degli Oli Dop e Igp,  che curiamo ogni anno per la Regione e tradotta anche in lingua inglese, può costituire anche una ottima carta da spendere sui mercati esteri". 


L’evento, ospitato dal Cinema La Compagnia a Firenze, ha visto i saluti istituzionali di Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana e assessora all’Agroalimentare, Massimo Manetti, presidente di PromoFirenze, Giuseppe Salvini, segretario generale della Camera di Commercio di Firenze e di Francesco Palumbo, direttore di Fondazione Sistema Toscana.


A seguire la tavola rotonda con gli interventi tecnici di Alessandro Parenti professore Università di Firenze - D-AGRI sul futuro dei frantoi, su come si sono evoluti nel tempo i sistemi di trasformazione delle olive in olio e di come la tecnologia e l’innovazione dei macchinari possa incidere notevolmente sulla qualità del prodotto finale, anche più della zona di provenienza; Gaia Meoni ricercatrice Università di Firenze – CERM ha illustrato la tecnica della risonanza magnetica nucleare (NMR) applicata all’olio, uno strumento importante per determinarne le caratteristiche chimiche come gli acidi grassi, i valori nutrizionali o i polifenoli, ma anche la zona di provenienza e quindi l’autenticità di un prodotto, isolando una sorta di “impronta digitale”, il tutto con una sola goccia di olio, senza sprechi e in pochi minuti; Chiara Cherubini, tecnico Analytical, ha sottolineato l’importanza di un approccio esperto e competente nella filiera della produzione. Infatti, anche in anni più complicati, l’esperienza di professionisti sul campo, ha portato comunque ad ottenere oli eccellenti avendo saputo scegliere, per esempio, il momento giusto per la raccolta, o impostando i macchinari nella maniera più performante. A condurre l’evento Simona Bellocci, giornalista di Intoscana.it.


LE AZIONI DELLA REGIONE -  La Regione Toscana, da sempre al fianco degli olivicoltori e dei gestori dei frantoi, sta incentivando metodi innovativi di coltivazione e di gestione delle acque, impianti sperimentali e agricoltura di precisione grazie ad un Bando PNRR da oltre 22 milioni di euro (scadenza prorogata al 31 maggio). Sempre col PNRR, dei 400 frantoi presenti sul territorio toscano, ben uno su 4 ha partecipato al bando per il rinnovamento degli impianti. Sono arrivate richieste per 20 milioni di euro: al momento la Toscana ne ha a disposizione 8,3 ma non si esclude una riassegnazione di risorse con lo scorrimento della graduatoria. Gli interventi previsti dal finanziamento riguardano l’ammodernamento delle strutture con tecnologie più sostenibili nel segno di un’economia circolare a basso impatto ambientale e al riutilizzo degli scarti. C’è poi il sostegno al vivaismo olivicolo ed alla ricerca di materiali genetici sempre più idonei.


I PREMIATI - Nell’edizione 2024 sono stati selezionati quarantacinque oli, che rappresentano l’eccellenza della produzione olearia toscana, di cui uno proveniente dalla provincia di Pistoia, uno da quella di Massa, due da quella di Arezzo, altrettante da Livorno e da Lucca, nove da Grosseto, dodici da Siena e sedici da Firenze. Tra i riconoscimenti anche alcune menzioni speciali per la migliore “Selezione olio Monocultivar”, “Selezione olio Biologico”, “Selezione Biofenoli” e la “Selezione Packaging”, oltre all’ambito titolo di “Migliore olio” per ciascuna DOP e IGP (vedi scheda). I riconoscimenti sono stati consegnati da Stefania Saccardi insieme ai presidenti dei Consorzi. L’iniziativa si propone di evidenziare i migliori oli DOP e IGP della Toscana e di diffondere la cultura dell’olio extravergine di oliva di qualità certificata, stimolando lo sforzo delle imprese olivicole al continuo miglioramento della qualità del prodotto.


PUNTI DI FORZA - Il principale punto di forza del settore olivicolo ed oleario regionale è rappresentato dall’elevata qualità delle produzioni, per la quale la Toscana è ampiamente conosciuta e apprezzata a livello internazionale. Nel panorama nazionale delle DOP e delle IGP degli oli extravergini di oliva, infatti, la Toscana emerge per i quantitativi di oli certificati, che rappresentano una quota rilevante del totale nazionale. Sono cinque le DOP e IGP degli oli extravergini di oliva, registrate dall’Unione Europea, che si riferiscono a zone di produzione comprese nel territorio regionale: Toscano IGP, Chianti Classico DOP, Terre di Siena DOP, Lucca DOP, Seggiano DOP. La produzione regionale di olio di oliva si attesta mediamente intorno ai 150.000 quintali annui (circa il 5% della produzione nazionale), dando luogo ad un valore di quasi 130 milioni di euro, pari a circa il 5% del valore totale della produzione agricola regionale. Ricordiamo che in Toscana sono più di 90 i corsi professionali per assaggiatori autorizzati dalla Regione dal 2000 ad oggi, oltre 860 gli assaggiatori iscritti nell’articolazione regionale dell’elenco dei tecnici ed esperti degli oli di oliva vergini e extravergini, e 20 i panel di assaggio professionali riconosciuti dal Masaf.


IL CATALOGO 2024 - L’evento è stato anche l’occasione per presentare il Catalogo della Selezione - edizione 2024, redatto sia in lingua italiana che inglese, pubblicato anche online sul sito web della Regione Toscana, che raccoglie le schede descrittive di tutti gli oli selezionati e che rappresenta un importante strumento di valorizzazione e promozione per le aziende produttrici. 

Nicoletta Curradi 
Fabrizio Del Bimbo